Una lettera per Aaron.

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È una di quelle sere mie,un po’ malinconiche,un po’ riflessive, un po’ pensierose…

Ripenso a noi, a te, al modo in cui ci siamo conosciuti,a come sei entrato dove pochissime persone sono entrate, come ti scrissi nella mia prima lettera.
Ripenso a quel periodo, quasi un anno fa, la mia vita ed il mio futuro erano in balia di onde altissime che non sapevo come affrontare, troppi anni passati solo a lavorare e ad accontentare gli altri e mai me stessa, succube di un vortice che mi ha rinchiuso in una gabbia, nemmeno dorata, anzi, che con il tempo si stava arrugginendo e di cui io non avevo la forza di mettere un antiruggine. Un compagno di una vita buono,ma incapace di affrontare le onde burrascose, mi lasciò annaspare sola in mezzo al mare e questa cosa,ancora oggi, non riesco a perdonargliela. Ci provo ancora, gli ho fatto delle promesse, ma mi è difficile davvero far finta che sia tutto a posto.
Un giorno una battuta di un amico mi fa scattare la curiosità di navigare in internet su un sito di accompagnatori e da lì tutto ebbe inizio.
Il perché scegliere un accompagnatore? Me lo sono chiesto parecchie volte, ma più me lo chiedevo è più sapevo già la risposta. Io, rinchiusa in una gabbia, sola,per tanto tempo, stanca, brutta, non avevo più la cognizione di chi fossi, di cosa volessi, di cosa potevo donare di me al mondo, in una parola….mi sentivo inutile.
A chi poteva interessare e piacere una donna inutile? A nessuno.
Forse solo un accompagnatore avrebbe preso, per lavoro, in considerazione un’uscita con me.
Iniziai a vagare su internet, leggevo, scrutavo, osservavo, interagivo a volte in punta di piedi per capire questo mondo sconosciuto ma che la curiosità mi induceva ad andare avanti ad osservare e capire.
Non avevo idee chiare su chi cercare, non sono mai stata attratta da uomini troppo perfetti, troppo pieni di sé. Mi avrebbero fatto sentire ancora più in imbarazzo ed inadeguata. Ero talmente insicura che pensavo nessuno avesse il piacere,seppur per lavoro,di stare con me. Ma era ancora l’unica “soluzione” possibile nella mia mente, perché nessun uomo che avessi potuto trovare in qualsiasi posto, si sarebbe mai interessato a me.
Un giorno di quasi un anno fa, mentre facevo il mio giro di perlustrazione nei vari siti e social web, mi colpì la risposta ad un messaggio di un giovane uomo che non aveva mai attirato più di tanto l’attenzione… Sorrido ancora, ora, quando ripenso che tu non eri proprio il mio tipo, e adesso guai a chi ti tocca o ti risponde a malo modo. Divento una furia.
L’ultima volta mi dicesti che eri contento che ti avevo contattato, seppur consapevole che non ero interessata ad un incontro ma che volevo solo farti i complimenti su un commento; in realtà dal quel messaggio banale, sei tu che hai reso felice me, senza rendertene conto.
Il tuo modo gentile, educato e rispettoso hanno colpito il bersaglio.
Ti sei posto in un modo che non mi aspettavo, pur sapendo che non sarei stata tra le tue “clienti” ti sei interessato a me,avevi la curiosità di conoscermi ed hai mischiato le carte in tavola. Qualcuno era interessato a me, a capire chi fossi, qualcuno che, con poco, ha donato inconsapevolmente tanto,davvero tanto, da non riuscire più a farne a meno.
Da quel giorno hai ridato brio e leggerezza nella mia vita,basta un messaggio, un semplice buongiorno per rallegrarmi la giornata. Da quel giorno tu sei entrato a far parte della mia vita,del mio quotidiano ed è difficile non pensarti, non immaginare cosa stai facendo,in quali occhi ti concentrerai, se quegli occhi vedono quello che ci vedo anche io quando ho la possibilità di perdermici dentro.
Non ti nego che penso al futuro, quanto potrà continuare la nostra relazione, in che modo potrà evolversi, quali e quante emozioni potrò ancora provare. L’ultima volta mi hai detto che sei sicuro che mi stancherò di te, ma penso che se succederà sarà al contrario. Sarai tu a stufarti della mia gelosia,delle mie paranoie, del volere sempre etichettare tutto.
Pur volendo,caro Aaron,non saprei proprio come etichettare la nostra “relazione”. Non si può; come tu a volte ti chiedi chi sei per noi, anche io spesso mi chiedo cosa mi sta accadendo, cosa mi spinge a volerti nella mia vita come una droga.
Sarà il mio destino rincorrere “amori” che non sono amori, sentimenti impossibili, irraggiungibili,non prevedibili. Com’è starna la vita, perché mai una cosa “normale” a me non deve capitare?
Sarà davvero il mio destino…
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Showing 5 comments
  • D.
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    Leggere questa lettera non poteva che portarmi col pensiero al momento in cui anche io ho pensato che potevi essere l’unica soluzione per me . Io non ho cercato nei siti, dovevi essere tu o nessuno.Il perché e per come sono arrivata a te già lo sai.Ora a distanza di tempo non mi perdono ancora che con il mio comportamento ho in qualche modo sciupato la curiosità e la magia del nostro primo incontro. In questi giorni penso spesso al nostro prossimo incontro,forse perché essere lontano da casa mi fa sentire più libera di pensarti.Devo confessarti però che mi sento egoista ed ingorda ,quasi in colpa, nel volerti tanto nella mia.vita ; un giovane uomo come te dovrebbe avere a che fare sempre e comunque con donne che sappiano coinvolgerlo, interessarlo ed intrigarlo .Che coinvolgimento può mai darti una donna come me .Questo è un pensiero che mi ha sempre tormentata ma te lo confesso solo adesso……forse perché, in questa notte ,anche io, mi sento un po’ sola.

    • Aaron
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      Nella mia vita ho cercato sempre di essere libero, di fare il più possibile quello che volevo e a maggior ragione da quando sono un accompagnatore per donne, quindi non è una costrizione incontrarti altrimenti non lo facevo anzi mi fa molto piacere devi solo aver più fiducia in te stessa e nelle tante qualità di donna che hai.

  • Emanuela
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    Mi sento persa a volte. E la rabbia che sento credevo fosse rivolta all’esterno, a volte per come mi fanno sentire le persone, però ho capito che in realtà la rabbia è verso di me, verso le paure che mi bloccano, verso tutto quel rimuginio mentale negativo che non mi appartiene di natura, non so da dove viene. Un giorno è arrivato e mi fa sempre sbagliare. Lui è dentro di me e lavora contro di me…quando si sveglia. Difficile controllarlo, difficile non ascoltarlo e non credergli. Sono una persona molto fortunata. In questi anni mi sono sempre lamentata troppo, volevo ribellarsi contro una situazione che a volte mi sta stretta. Contro alcuni avvenimenti passati e presenti, e non ho pensato a quanto sono fortunata, e a quanto sono stata un’ingrata, complessivamente. Il dr. Morelli, esimio psichiatra dice “mai lamentarsi. Mai. Mai parlare di sé al passato, del proprio passato. Parlate di voi al presente, ecc…”. Beh, ieri ascoltavo un video suo su YouTube e ho pensato ” caspita, ho proprio sbagliato tutto, e continuo imperterrita a sbagliare!” Piano piano comincio a capire e…alleluja! Meglio tardi che mai! Servirà? Non lo so. Ci spero. Intanto vado avanti e come dice lui, cerco di percepire e guardare le mie emozioni senza farmi domande. In realtà le domande affiorano sempre ma se riesco le ricaccio indietro. Ci provo vedremo. Non so se so andando nella direzione giusta. Oh! E mai parlare di sé se non richiesto! Accidenti… Passo e chiudo. Più cerco di tacere più parlo… Ma che devo fare? Scusate questa serie di pensieri sparsi… Sono solo pensieri che non c’entrano niente. A proposito, bella lettera.

    • Aaron
      Rispondi

      Invece è bello esprimere i propri pensieri in modo libero. Però condivido quello che dici nella parte iniziale, non ha senso parlare del passato…. Panta rei, tutto scorre

      • Emanuela
        Rispondi

        Beh, Aaron, sai…è bello esprimere i propri pensieri se sei in un ambiente in cui vige il rispetto reciproco, il che presuppone non il fingere o il mentire, bensì la sincerità anche quando risulta scomoda. Basta saperle dire le cose, con assertivitá e chiarezza senza essere per forza offensivi. Altrimenti la violenza verbale ferisce e attira altra violenza verbale in una spirale difficile da controllare. Ma è un lungo discorso.

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